Adottata a maggioranza la parte operativa del prg di Città di Castello

Adottata a maggioranza la parte operativa del prg di Città di Castello
Adottata a maggioranza la parte operativa del prg di Città di Castello

E' stato adottato con 14 voti a favore della maggioranza, Pd, Psi La Sinistra, e il voto contrario di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Movimento Cinque Stelle, Castello Cambia e Tiferno Insieme, la parte operativa del prg di Città di Castello. Segue il comunicato stampa del comune di Città di Castello.
La relazione dell’assessore. L’assessore all’Urbanistica Rossella Cestini ha introdotto l’esame del piano operativo in vista del voto sull’adozione: “E’ stato un lavoro complesso che si è sviluppato in concomitanza con la nuova legge regionale. Arriviamo in consiglio dopo due anni di approfondimento e redazione: non è un tempo lungo essendo stato preceduto dall’approvazione del piano strutturale e dal Valutazione di Impatto ambientale. E’ il primo piano operativo dopo la nuova legge e sarà un piano-pilota. Lo strumento ha posto particolare attenzione al centro storico e a quelli minori, alle frazioni sotto una lente di ingrandimento particolare per dare risposte ai cittadini. Auspichiamo che sia motore di sviluppo a partire dal piano strutturale che ha dato una visione di città leader dell’Alta Valle del Tevere, vivibile e solidale, del turismo e della cultura, cerniera del Centro Italia. Alcune previsioni sono di sistema ed altre assumono un significato simbolo della città che verrà come Piazza Burri, il Lungo Tevere, le aree a disciplina pregressa inattuate, la bretella apecchiese, Pesci d’oro, la vecchia zona industriale, svuotata della sua funzione produttiva, per volgere al commerciale. Un elemento importante è stato il piano integrato per l’edilizia scolastica, che dopo l’ultimo terremoto è stato oggetto di interventi cospicui del comune, grazie anche ai finanziamenti regionali. Un esempio di successo è l’asilo Cavour; rimane in agenda la nuova Alighieri-Pascoli. Gli aggregati di carattere semiurbano sono stati interessati da piccole zauni, le zone agricole utilizzabili per i nuovi insediamenti, finalizzati a riequilibro dell’abitato e a servizi pubblici. Il piano si regge su nuove regole nella dialettica tra attori pubblici ed istituzionali, attraverso griglie di premialità e perequazioni, incentivi e disincentivi, compensazioni, che legano i progetti dei privati a quello che il pubblico ha scritto sul piano operativo. Mobilità urbana e Agenda Urbana, il piano dei lavori pubblici, ex ospedale, Piazza Burri sono le cifre della Città di Castello che verrà. In vista della fase delle osservazioni, che si apre con l’adozione e in cui la parola passa ai cittadini, ringrazio gli uffici e il gruppo di lavoro del piano, guidato dall’architetto Francesco Nigro per Coprogetti e Nomisma”.
Federico Calderini, dirigente del Settore Urbanistica, ha illustrato i passaggi successivi: “Oggi è un punto di arrivo e di partenza. Da domani e per 30 giorni i cittadini potranno prendere visione e farsi un’idea della documentazione per eventuali osservazioni. Dieci giorni sono dedicati alle contro-osservazioni. I criteri di esame dell’una e delle altre verranno sottoposte all’assemblea perché non ci sia discrezionalità quando il consiglio esaminerà quesito per quesito. 
Francesco Nigro, responsabile scientifico del equipe di piano per lo studio Coprogetti, ha spiegato come “la pianificazione non risolve tutti i problemi ma dà un contributo alla costruzione della città futura sulla base delle aspettative dei cittadini, degli operatori di mercato, del governo locale, dato che il Consiglio comunale sarà sovrano su tutte le decisioni che riguarderanno il piano”. Illustrando la cronologia dei fatti a partire dall’approvazione dello Strutturale e l’elenco degli elaborati connessi al prg, ha poi focalizzato sugli elementi fondamentali: Non ci saranno più varianti. L’operazione di fondo è di consolidamento della struttura urbana esistente ed in particolare della città pubblica, grazie ai meccanismi perequativi. Lo spazio urbano è composto da città storica, città consolidata e città di trasformazione. La città storica è stata riclassificata a seconda dei tessuti con la promozione della conservazione del recupero, la diversificazione delle funzioni, l’incentivazione della riduzione delle vulnerabilità, politiche di rivitalizzazione diffusa. Per la città consolidata e le zone produttive si prevede l’innalzamento della qualità ecologico ambientale e paesaggistica, miglioramento della capacità di resistenza e riduzione della vulnerabilità, rafforzamento dell’armatura di spazi e dotazioni pubblici, arricchimento delle funzioni e delle destinazioni urbane, sostegno alla rigenerazione, miglioramento dell’accessibilità e della fruibilità. Tali indirizzi saranno secondati da sistemi di premialità. Nel capoluogo ci sono poi tipologie di spazi aperti, che il piano riconosce e disciplina per l’importanza ambientale e paesaggistica: sono fondamentali per il funzionamento dell’habitat, per il microclima e per il contrasto ai cambiamenti climatici. La città della trasformazione basa le sue previsioni sul sistema perequativo, attribuendo le quantità edificatorie su indici perequati. Il piano stabilisce le regole della partita e offre margini di flessibilità, consapevole che le esigenze cambiano. Gli ambiti di trasformazione servono a dare alla città ciò che manca”.
I numeri del piano. Nigro ha poi fornito alcuni numeri per avere la dimensione quantitativa di quanto il piano movimenterà: “L’insediato totale è di 15milioni e 800mila metri quadrati di cui il 99% è già urbanizzato o pianificato e l’1% sono zauni, circa 103mila metri quadrati. Di questa piccola percentuale l’operativo ne attiva il 5%. Il 7% del piano è costituito da dotazioni locali esistenti e le aree di trasformazione rappresentano l’8%, circa un milione e trecentomila. Dentro questa superficie, il 40% è costituito da cessioni per la dotazione di spazi pubblici, che potenzialmente si estendono fino a 85 ettari. Per quanto riguarda le quantità edificatorie, la Suc, superficie utile complessiva di base è di 258mila metri quadrati: circa 104mila per fare case e circa 155mila per fare servizi. Il fine è restituire valore alla collettività ma il piano da solo non può farcela e andrà affiancato dalla politica”. Paolo Ghirelli, membro dell’equipe del piano, ha parlato della procedure che ha portato alla redazione della VAS, la Valutazione Ambientale Strategica: “Dopo l’approvazione gli enti superiori dovranno verificare se tutti i fattori di sostenibilità ambientale saranno rispettati; la VAS ha avuto anche una componente di sperimentazione, essendo uno dei pochissimi in Umbria sottoposti a questa procedura”.
Il dibattito. Ringraziamenti unanimi per equipe e uffici comunali durante il dibattito aperto da Gaetano Zucchini, capogruppo del PD, ha detto che “l’adozione in due anni, con una variante generale in mezzo, è stato un grande risultato. L’operativo sarà in crescita ed evoluzione costante. Lo apprezzo perché rappresenta un mandato della parte strutturale, c’è un grande sforzo nel disciplinare lo spazio urbano. La Valutazione ambientale strategica è l’altro strumento di estrema importanza. Il politico deve lavorare per soddisfare esigenze del presente ma anche dei cittadini futuri. Abbiamo due fari: uno è il centro storico per ripopolarlo e riqualificarlo con nuovi investimenti nelle sue funzioni anche commerciali. La depauperazione degli opifici della zona industriale nord è sotto gli occhi di tutti e va regolamentata e accompagnata per esempio ridisegnando la viabilità.Facciamo un Ufficio del Centro storico”.
Vincenzo Bucci, capogruppo di Castello Cambia, ha criticato il piano “Il piano non risparmia suolo e tutto lascia presagire un ulteriore svuotamento di abitanti viste le aree commerciali individuate all’esterno. Uno degli elementi che è mancato è la risultanza dell’analisi dell’abitato, che pure il consiglio aveva votato all’unanimità. Sui plessi scolastici, c’è la nuova Dante. Andava fatta una rilevazione dentro l’esistente; si progetta il nuovo con il vecchio abbandonato a se stesso. La dialettica publico-privato è il cuore della flessibilità ma questa leva deve essere utilizzata in termine positivi altrimenti non è garantista. Tre valutazioni finali: la zona industriale di Cerbara e Santa Lucia sono vuote. Potremmo applicare qui la flessibilità. L’area complessa dell’Apecchiese ha possibilità enormi di insediamenti che va ridimensionata. Perché è un ulteriore schiaffo al centro storico. Infine Piazza Burri e il suo quadrante, che devono essere progettati e realizzati con un progetto unitario”.
Per Vittorio Morani, capogruppo del PSI, “Il piano offre una visione del centro storico e delle frazioni adeguata alle sfide che abbiamo davanti. L’ideologia del passato con la casa collettiva che ha determinato la nascita di casermoni, oggi non è più permesso. Le zauni hanno basse componenti di edificazione. Sono tanti i giovani che nutrono aspettative. Approvare il prg significa rimettere in moto il lavoro per far ripartire l’economia. Oggi è arrivato il momento di dare risposte certe. Questo prg, che ha una tempistica lunga, ridefinisce tutto lo spazio urbano, dando indicazioni molto precise. Critica la viabilità della zona industriale, se ci sono soluzioni alternative vanno prese in considerazione”.
Per Cesare Sassolini, capogruppo di Forza Italia, bisogna aspettare le osservazioni. Vediamo la reazione dei cittadini. Nella fase precedente ad alcuni veniva a mancare la possibilità di costruire un’abitazione per i propri figli. Più in generale mi sarei aspettato una grande incentivazione dei centri storici. Per l’unica città rinascimentale dell’Umbria, il prg avrebbe dovuto considerare previsioni per i tanti contenitori monumentali o un centro storico per chi non ce l’ha come Trestina. Questa anima non c’è. Io credo molto alle varianti in una società molto mobile. Le varianti dovranno essere fatte continuamente e noi politici non ne dobbiamo aver paura perché il cittadino pensa che può essere un favore. Il piano deve prevedere la flessibilità. Le zone industriali devono essere concepite in modo da essere fruite facilmente ma anche manutenibili perché oggi dimostrano che sono dal punto di vista della viabilità un colabrodo anche a causa del grande traffico”. Marco Gasperi, capogruppo del Movimento Cinque Stelle, ha detto di sposare le parole di chi l’ha preceduto “soprattutto relativamente al centro storico e agli investimenti nella zona industriale. il Piano di fatto il piano è una dichiarazione di intenzioni e soggetto ad una volontà politica che si dovrà manifesta. Le varianti ci saranno così come le osservazioni. Tra sessanta giorni andrà confermato alla luce di quanto diranno i cittadini. Il prg non basta, serviranno le volontà politiche. Preferisco non commentare un documento in evoluzione e riservare le mie valutazioni per quanto si concretizzerà di volta in volta”. Il consigliere del PD Mirco Pescari ha sottolineato che “tutti dobbiamo fare i conti con un armamentario normativo mutato.Le varianti attengono allo strutturale. Ci saranno piuttosto piani attuativi per rendere le previsioni operative. Il prg è una visione della città a venti anni e a me convince perché tiene in sé alcuni elementi filosofici convincenti: rapporto tra pubblico e privato ad esempio. Le operazioni complesse si mettono in piedi se tra le due c’è un rapporto chiaro fatto di premialità, incentivi ed disincentivi. Questo è il metodo giusto per ragionare della prosa che sta dietro la poesia delle visioni. Inoltre guardiamo alla città esistente e la riconnettiamo dove ci sono gap. ll primo intervento, Piazza Burri, è un punto fermo della nuova identità nei prossimi decenni, un nuovo baricentro tra Contemporaneità e Rinascimento. Mancano alcuni elementi di programmazione collaterali”.
Nicola Morini, capogruppo di Tiferno Insieme, ha dichiarato che “Sono deluso: il prg non rispetta il Documento Programmatico degli inizi e la sua attenzione al paesaggio, all’ambiente, a cemento zero. La sensazione è che questo nuovo prg sia sommato al Cusmano con valori potenzialmente alti di consumo del territorio. Nelle frazioni ho visto questa potenzialità, l’ho vista lungo l’Apecchiese, che è un allargamento della nostra città, quando Nomina ci dice che non c’è richiesta del mercato e c’è calo demografico. Può essere una bolla edilizia. Il sistema delle perequazioni se non usato bene - e qui si concentrerà la nostra attenzione - può rendere negativa l’elasticità del piano e configurare squilibri territoriali. Piazza Burri e Molini Brighigna dovevano essere unite da un concorso di idee ed evolversi insieme per diventare un nuovo link che connetta le varie periferie. Può sfuggirci il rischio tappo. Sul centro storico manca una particolare attenzione. La vecchia zona industriale è in cerca di autore: mi sembra che l’indirizzo sia demolizione e recupero in senso commerciale”. Per Luciano Tavernelli, consigliere del PD, “le prossime amministrazioni e i consiglieri giovani potranno programmare nel tempo. I tempi sono stati lunghi ma c’è stata una rivoluzione normativa. Il prg è flessibile e si adatta ai progetti sia macro che micro. Piccoli insediamenti residenziali nel territorio aperto permetteranno progetti di edificazione nell’ambito familiare. Le zauni non hanno in progetto nessun consumo di territorio. Il piano operativo vuole anche intervenire sul mercato della casa. La tipologia del piano ha in sé attività di programmazione come il piano del commercio, il Pums, il piano acustico e della bellezza, della vulnerabilità dell’edilizia scolastica. La variante è il contrario della programmazione. Rilancio la proposta di Zucchini per un Ufficio del Centro storico. Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha detto che “A suo tempo ho promosso un ricorso sull’assegnazione dell’incarico per la redazione del prg ma do atto della bontà del lavoro compiuto. Una critica:il centro storico non fa parte del prg ma dal punto di vista politico ha svolto e svolge un ruolo prioritario così come le varianti, ad esempio con la prima nuova urbanizzazione a Meltina. Una parte dei problemi è oggettiva ma altre sono indotte dalle scelte della politica. Se scegliamo di spostare il baricentro della città a Piazza Burri è legittimo ma dobbiamo dirlo. Il sistema delle varianti dove porsi nella visione non nella ricorsa dell’esistente. La nobilità del concetto di Suc, superfici utili complessive e le premialità lo vedremo alla prova dei fatti perché passa dall’investimento dei privati. Oggi rimangono pochissime zauni sul tappeto ma le metrature in valori assoluti non sono modestissime. Ora le varianti sono demonizzate ma nella legislatura precedente sono state usate a larghe maniche”.
Nella replica Nigro ha detto che “Il prg non ha capacità demiurgiche: stabilisce destinazione d’uso, modalità attuative e poco più. C’è un filo rosso con lo strutturale, compresa Piazza Burri, il nuovo centro urbano. La zona industriale Nord attende che gli interventi in atto terminino. Via delle Scienziate aveva delle previsioni anche di edificazione che non potevano azzerare, declassificando le aree. Il consiglio può variare l’operativo ma non sono varianti se non varia lo Strutturale e sta dentro la flessibilità prevista. La Piazza e i Molini sono un’occasione europea, su cui aprire un concorso di idee e trovare investitori. Il piano lascia tutte le vie aperte. Da quell’operazione dipende il futuro del centro storico”. Nella replica l’assessore Cestini ha ringraziato i consiglieri dicendo che “Ora cittadini, consiglio e investitori dovranno dare al piano un’anima”.
Nelle dichiarazioni di voto: Zucchini ha detto che “il lungo dibattito dà l’idea dell’importanza dell’atto su cui stiamo per esprimerci. Voteremo sì”; Sassolini ha detto “è una delle poche volte in cui sono dispiaciuto di votare contro: Nigro ha svolto un compito sulla base delle indicazioni della politica che non colgono tutto il nuovo”. Per Morini “Manca progettazione sulla mobilità: la circonvallazione ad Ovest ed ad Est dovrebbe essere ripensata con magari un terzo ponte sul Tevere nella visione della Porta Sud della città, la viabilità di Fabbrecce, il sistema ciclopedonale e della mobilità turistica”. Bucci ha detto che “Piazza Burri deve essere oggetto di un concorso di idee. L’Apecchiese sposta l’equilibrio dal centro storico. La vocazione produttiva è molto in crisi: non ci sono attratti che la rilancino. L’Amministrazione doveva dare rassicurazioni che non ha dato”. Gasperi: “mi associo all’opposizione. Voterò contro e ribadisco che non è sul lavoro tecnico che merita il plauso ma per l’aspettativa politica di cui non mi fido e che dovrà dimostrare sul campo le promesse”. Morani: “Quello che viviamo oggi a causa della globalizzazione, che porta ad un appiattimento urbanistico, può cambiare grazie alle linee del piano. Voteremo a favore”. Lignani: “Voterò contro, perché il lavoro si è innestato su scelte politiche sbagliate. Il pubblico quando ha visto che la discussione di oggi era soltanto un gioco delle parti se ne è andato. La politica doveva fare la sua parte”. Di seguito il consiglio ha votato anche il Piano di classificazione acustica, uno strumento collegato al prg con 14 favorevoli (Pd, Psi, La Sinistra) e 6 astenuti, Castello Cambia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Movimento Cinque Stelle e Tiferno Insieme, che tramite il capogruppo Nicola Morini lo ha definito “Un grandissimo passo in avanti”.