No al Fiscal Compact: consiglio comunale critico verso le regole della UE sui conti pubblici

No al Fiscal Compact: consiglio comunale critico verso le regole della UE sui conti pubblici
No al Fiscal Compact: consiglio comunale critico verso le regole della UE sui conti pubblici

Il comune di Città di Castello comunica che è stato approvato dal consiglio comunale di Città di Castello, nella seduta di martedì 6 marzo 2018, l’ordine del giorno de La Sinistra in cui si critica il meccanismo del Fiscal Compact, sintesi delle regole della costruzione europea del bilancio per l’equilibrio dei conti pubblici e il rispetto dei parametri di sostenibilità economica dei debiti sovrani. “Impone una serie di irricevibili vincoli - ha spiegato il capogruppo Giovanni Procelli, presentando il documento - Ci obbliga a non superare la soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL, a ridurre ogni anno il rapporto debito pubblico/ PIL, di un ventesimo della parte eccedente il 60%. Chi non sarà in grado di rispettare il patto incorre in sanzioni e commissariamento. L’avanzo primario del bilancio pubblico del nostro Paese è molto elevato e per lungo tempo è stato superiore a quello della Germania. Questo significa che lo Stato ha prelevato dai cittadini molto più di quanto ha loro restituito in servizi, in stipendi e pensioni, scuola, sanità, sicurezza, compresi pensioni d’oro, ruberie, vitalizi, spese militari e sprechi. Inoltre una fondamentale riflessione va fatta sul rapporto tra austerità e recrudescenza dell’ideologia fascista e della destra estrema. L’Italia, attualmente al penultimo posto in Europa, se non verranno modificate radicalmente le norme che prevede il Fiscal Compact, potrebbe rischiare il fallimento perché, oltre agli attuali 80 miliardi circa di interessi annui ed ai miliardi per la finanziaria (circa 37 nel 2017), si dovranno trovare anche circa 50 miliardi l’anno, per venti anni, imposti dal fiscal compact. Questa analisi, non può che destare seria preoccupazione considerando inoltre che nel nostro Paese c’è una grave evasione fiscale che si aggira attorno ai 32 miliardi l’anno, una pesantissima tassazione, una corruzione inarrestabile. Il quadro fa pensare alle funeste prospettive future se il trattato dovesse entrare in vigore a fine giugno 2018 ed è per questo che la Sinistra si sta battendo in tutte le sedi istituzionali italiane ed europee per fare ritirare il nostro Paese dall’adesione al Fiscal Compact. La Regione Toscana l’ha già fatto”.

Per Vittorio Morani, capogruppo del PSI, “il Fiscal Compact è un modo per tutelare i risparmiatori e le famiglie dalle conseguenze di politiche economiche non equilibrate e che si ripercuotono sui cittadini. E’ una tutela per noi anche se prevede regole vincolanti”. Vincenzo Bucci, capogruppo di Castello Cambia, ha commentato come “l’ordine del giorno non sia attinente alle competenze del consiglio comunale. Parlare di politiche internazionali è interessante ma non rientra nello spazio di azione di questa assemblea. Qui siamo chiamati a difendere altri interessi dei cittadini”.

Luciano Tavernelli, consigliere del PD, si è detto d’accordo con “l’assoluta inutilità di tali documenti. Alcuni parametri sono ingiusti perché ci obbliga in pochi anni a recuperare un debito accumulato in 50 anni. Almeno gli investimenti dovrebbero essere svincolati”. Anche per Gaetano Zucchini, capogruppo del Pd, si tratta di retorica politica. “A fronte delle misure draconiane che dobbiamo rispettare, anche noi siamo perplessi verso la dinamica del Fiscal compact. Chiedo di ritirare il provvedimento o di emendare, limitando l’espressione di perplessità su questo strumento”. Procelli si è detto disponibile ad emendarlo “purché rimanga la critica. Anche Renzi si è espresso contro”.

Votazione finale: con quattro voti a favore (La Sinistra, Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Filippo Schiattelli, consigliere PSI) e 12 astenuti (PD e Psi), l’odg è stato approvato. Tiferno Insieme, Lega e Mirco Pescari, consigliere PD non hanno partecipato al voto.

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