Scatta l'operazione "Great Energy": nove indagati e sequestrate le quote di due società coinvolte

Scatta l'operazione "Great Energy": nove indagati e sequestrate le quote di due società coinvolte
Scatta l'operazione "Great Energy": nove indagati e sequestrate le quote di due società coinvolte

Il gruppo di Perugia della guardia di finanza, con la collaborazione del locale Ufficio doganale, ha eseguito una "ordinanza applicativa di misure cautelari personali e decreto di sequestro preventivo", emessa dal Gip del Tribunale di Perugia, nei confronti di nove persone (tra custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari ed obbligo di dimora), indagate quali presunte componenti di un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari (omessa dichiarazione, omessi versamenti imposte, occultamento della documentazione e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte), truffa aggravata nei confronti dei fornitori e dello Stato, bancarotta fraudolenta documentale, per distrazione e per operazioni dolose, nonché riciclaggio ed autoriciclaggio. Oltre a loro, ci sono altri due indagati. L'operazione è stata denominata "Great energy". Ecco di che si tratta: duemila clienti hanno pagato per tre anni le bollette di gas e luce, del tutto ignari che i loro soldi non finivano all’Erario o ai fornitori, bensì in tasca di una associazione a delinquere che ha fatto sparire circa 20 milioni di euro. Agli undici, la polizia tributaria ha sequestrato beni mobili e immobili (conti correnti, appartamenti, auto, quote societarie) per circa 30 milioni di euro. Il meccanismo vede tra i suoi ideatori un avvocato perugino, considerato «guida giuridica» del presunto gruppo criminale e accusato di autoriciclaggio per aver fatto rientrare in Italia parte dei soldi sottratti illecitamente attraverso due società (una del settore energetico, l’altra della nautica), a lui riconducibili e alle quali la gdf ha sequestrato circa 2 milioni di euro. Il vero personaggio di spicco dell’associazione, però, è un imprenditore umbro che, al culmine della frode, si è trasferito negli Emirati Arabi Uniti. Lì, creando due società, ha fatto confluire i soldi accumulati attraverso dei contratti di compravendita immobiliare e di acquisto di future forniture energetiche, con la consulenza del legale perugino. In carcere sono finiti il 42enne albanese D. O., considerato il prestanome delle società, e il 44enne folignate G. F. Sono stati invece disposti gli arresti domiciliari per il 53enne M. A., residente a Foligno, G. P., la moglie russa di G.F. che si sarebbe occupata di amministrazione e dello svolgimento di alcune operazioni bancarie, il 56enne folignate M. D., titolare tra le altre cose di una società con sede negli Emirati Arabi, l’avvocato D. A. (51 anni, originario di Monterotondo) e il 37enne folignate L.M.