Omicidio ad Umbertide: dopo una lite un giovane marocchino appicca il fuoco in uno stabile e uccide un connazionale

Tragedia nella tarda serata di ieri ad Umbertide. Dopo una violenta lite fra due connazionali di origine marocchina, in un capannone fatiscente, uno dei due litiganti ha ucciso l’altro dando a fuoco l’intera struttura. L’uccisore è ora in stato di fermo con l’accusa gravissima di omicidio come conseguenza di altro reato. I due uomini, entrambi del Marocco, senza permesso di soggiorno, che vivevano clandestinamente all’interno di un capannone abbandonato in via Emilia, si sono scagliati l’uno contro l’altro, ma non erano nuovi ad episodi di violenza.

Alcuni testimoni confermano di avere visto i due litigare in più occasioni. Ieri l’apice della loro rabbia: dopo essere stato ferito alla testa il più giovane dei due ha chiuso a chiave dentro al capannone il connazionale appiccando poi il fuoco al portone di legno. In pochi minuti le fiamme sono divampate anche all’interno della struttura e per l’uomo rinchiuso non c’è stato nulla da fare.

Subito sul posto sono intervenuti i carabinieri di Umbertide e Città di Castello che hanno rintracciato e fermato il giovane in fuga che è stato dapprima curato dai sanitari per le ferite riportate durante la lite e poi sottoposto ad interrogatorio. Davanti ai militari ha negato ogni accusa giurando di aver visto il connazionale scappare dal capannone, ma le prove contro di lui sono schiaccianti. I Vigili del fuoco dopo aver domato le fiamme, hanno ritrovato fra le macerie del capannone parzialmente crollato a seguito dell’incendio, il corpo senza vita dell’uomo.