I lavori sulla Torre Civica tifernate diventano caso di studio nazionale

I lavori sulla Torre Civica tifernate diventano caso di studio nazionale
I lavori sulla Torre Civica tifernate diventano caso di studio nazionale

Nell’ultima seduta della commissione consiliare “Assetto del Territorio” è stato fatto il punto sull’opera di consolidamento e restauro della torre civica. La documentazione relativa ai lavori effettuati sarà acquisita dall’archivio di Stato di Roma insieme ai più importanti progetti dell’ingegner Giuseppe Tosti. Segue il comunicato stampa del comune tifernate. 

La seduta della commissione “Assetto del Territorio” ha permesso di ricostruire l’intero percorso dell’intervento eseguito sul monumento, iniziato nel 2003 a seguito dei danni del sisma del 1997 e terminato nel 2013 con un investimento complessivo di Comune e Regione pari a 1 milione 335 mila euro, e di chiarire che allo stato attuale la struttura sia stata messa pienamente in sicurezza dal punto di vista statico, con la consistente riduzione della vulnerabilità agli eventi sismici. Il cedimento fondale registrato a seguito delle deboli scosse telluriche del 2007 non ha infatti avuto alcuna replica in occasione del più forte sisma del 2016: l’ultima rilevazione del gennaio 2018 ha infatti registrato uno scostamento di appena 5 millimetri dal fuori piombo di 87 centimetri certificato all’atto della conclusione dei lavori nel 2013. Quando nel 2012 iniziò l’intervento dello studio Tosti il fuori piombo era di 83,5 centimetri, rispetto ai 74 centimetri evidenziati nel 2007, quando a seguito del terremoto venne constatato un distacco di 3-4 centimetri rispetto all’adiacente Palazzo Vescovile, lungo il giunto sismico realizzato all’atto della separazione delle due strutture. Dietro le richieste di alcuni commissari, il dibattito si è soffermato sull’opportunità delle scelte tecniche compiute nel primo lotto di lavori eseguito sulla torre civica e sulla legittimità delle risorse finanziarie investite, con particolare riferimento al distacco dal Palazzo Vescovile e alle soluzioni messe in atto per il consolidamento del monumento, nonché sulle garanzie di stabilità della struttura a fronte di possibili ulteriori terremoti.

Nel sottolineare l’estrema complessità dell’intervento, i tecnici hanno giustificato la scelta della separazione dei due edifici, tra i quali, per la gerarchia delle resistenze, il Palazzo Vescovile era quello che subiva più danneggiamenti a causa dei martellamenti dovuti ai movimenti della torre civica. L’intervento del primo lotto, compiuto sugli impalcati e poi sui tiranti verticali per rendere monolitica struttura, è stato seguito, nel secondo lotto, da quello sulle fondazioni, ed erano entrambi necessari. La fragilità delle fondazioni, troppo esigue e immerse in un terreno acquitrinoso, dopo due anni di studi ha portato l’ingegner Giuseppe Tosti a superare il problema della rotazione e dell’inclinazione crescenti della torre dopo il distacco dal Palazzo Vescovile, costruendo ex novo nel secondo lotto di lavori una platea di fondazione in cemento armato con micropali infilati nel terreno, che ha by-passato quella esistente, ormai inadeguata a sostenere il monumento. È stato così ottenuto un incremento del coefficiente di sicurezza della struttura in termini di abbattimento della vulnerabilità sismica, sia nei confronti delle caratteristiche geo-meccaniche del terreno di fondazione, sia rispetto al manifestarsi di eventi tellurici.

I tecnici comunali hanno puntualizzato che l’intervento sulla torre sarà completato nelle prossime settimane dall’avvio dell’ultimo stralcio da 100 mila euro, compresi nella spesa complessiva sostenuta per il monumento, che attraverso il restauro della scala interna, dei vani interni, degli infissi, di una nuova pavimentazione e dell’impianto di illuminazione, permetteranno la riapertura al pubblico nel termine di sei mesi dall’inizio dei lavori. A questo proposito, in commissione è stata sollecitata una valorizzazione turistica della torre, in rete con il campanile cilindrico, per ottenere una positiva ricaduta economica dai lavori di consolidamento eseguiti. Come ha sottolineato in conclusione l’ingegner Giuseppe Tosti, che ha evidenziato il valore scientifico dell’intervento seguito da 70 studenti di ingegneria, resta ora solo l’esigenza di un monitoraggio periodico (all’incirca ogni dieci anni) dello stato della muratura della torre, in particolare della parte sommitale, in aggiunta a quello sulla stabilità già assicurato dalle strumentazioni interne gestite dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Perugia.