Il PD di Anghiari interviene sulla mancata presenza delle istituzioni a Renicci domenica 28 gennaio

Il PD di Anghiari interviene sulla mancata presenza delle istituzioni a Renicci domenica 28 gennaio
Il PD di Anghiari interviene sulla mancata presenza delle istituzioni a Renicci domenica 28 gennaio

Il PD di Anghiari, dopo le recenti commemorazioni del 27 gennaio, Giorno della Memoria, interviene invece sulla mancata presenza delle istituzioni a Renicci dove un tempo sorgeva il terzo più grande campo di concentramento d’Italia. Nel 2004 infatti, era stato inaugurato il Giardino della Memoria e ogni domenica successiva al 27 gennaio a Renicci, avveniva una cerimonia di commemorazione, fino a domenica scorsa 28 gennaio 2018. Segue il comunicato stampa del PD di Anghiari.

 

“Non una comune commemorazione, piuttosto il frutto di un lavoro speciale di preparazione e collaborazioni durature, che negli anni era cresciuto coinvolgendo un pubblico diversificato, affezionato, emozionato, che prima della realizzazione di quel giardino non aveva saputo niente del Campo d’Internamento Fascista e Badogliano n. 97 per civili, bambini uomini e anziani.

Chi era presente ricorderà l'intelligenza e la potenza emotiva del lavoro proposto dal Teatro di Anghiari, la Compagnia dei Ricomposti, i ragazzi di Mea Revolutionae e la Rete Teatrale Aretina, un lavoro volontario e spontaneo, come spontanea è sempre stata la collaborazione e il sostegno degli abitanti di Renicci. Il silenzio del pubblico, il fruscio delle chiome delle grandi querce e l'attenzione verso ogni parola, ogni nota, la presenza solenne dell'Associazione Nazionale dei Partigiani.

Negli anni del nostro impegno amministrativo sono arrivate le sculture, il lavoro dell’Istituto d’Arte di Anghiari e di Sansepolcro, le Colombe bronzo e oro dello scultore Gianfranco Giorni. Dal 2009 al 2011 fu attivo il progetto “E’ avvenuto quindi può avvenire di nuovo", con l’Associazione Cultura della Pace: laboratori per studenti, pensati per approfondire la conoscenza dei meccanismi di discriminazione degli ebrei e anche di tutte le altre minoranze etniche, religiose o culturali perseguitate durante la Seconda Guerra Mondiale.

Le iniziative relative al Giorno della Memoria ad Anghiari, infatti, sono state per tanti anni così efficacemente accostate, in memoria di tutti i campi di concentramento, di sterminio e di lavoro, dove si è tentato, prima che di uccidere, di annientare le persone, la loro identità e la Memoria stessa.

Quella scelta aveva avuto la forza evidenziare che c'è stato un tempo, quel tempo, in cui anche vicino a casa nostra, dentro casa nostra, abbiamo escluso, discriminato ed ucciso il diverso.

Conoscere le vicende che hanno riguardato il terzo più grande campo di concentramento d’Italia istituito su base etnica, quale fu Renicci di Anghiari, e farlo durante le celebrazioni del Giorno della Memoria è stata un’opportunità per riflettere su come la violenza, la discriminazione e l’ingiustizia siano insidiose e possano annidarsi anche tra di noi, vicino a noi.

Sappiamo che l'intento è stato compreso dai più e che per questo motivo domenica scorsa gli abitanti della Motina hanno assistito ad un continuo viavai di persone che si sono recate spontaneamente lì, la domenica successiva al Giorno della Memoria, nel luogo dove alcuni fatti sono accaduti, e per tanti anni li abbiamo ricordati.

Vogliamo ringraziare tutte quelle persone, perché non hanno voluto rinunciare all'impegno intrapreso insieme alle nostre amministrazioni comunali per conservare la memoria collettiva delle nostre terre, di Anghiari e della Valtiberina. Non è passata inosservata la forma dignitosa di impegno civile e democratico di cui sono stati capaci, e non li lasceremo soli la prossima volta.

Li ringraziamo per aver evidenziato nel modo migliore la mancanza e la sciagurata leggerezza con la quale l'attuale amministrazione comunale ha annunciato di voler spostare le iniziative su Renicci ad altra data da destinare, sottovalutando gli effetti del lavoro lungimirante e qualificato che era stato possibile e che ora, evidentemente, non trova più le condizioni per realizzarsi.