Vaccinazioni: nell'ultimo mese recuperati in Toscana oltre 3500 bambini, gli inadempienti restano 116700

Vaccinazioni: nell'ultimo mese recuperati in Toscana oltre 3500 bambini, gli inadempienti restano 116700
Vaccinazioni: nell'ultimo mese recuperati in Toscana oltre 3500 bambini, gli inadempienti restano 116700

Nel mese di marzo in Toscana sono stati oltre 3.500 i bambini e ragazzi che si sono messi in regola con le vaccinazioni. Ora i “recuperati” sono 41.854, di cui 20.361 nella fascia di età 0-6 anni. Ma restano ancora 116.700 gli inadempienti. Nel 2016 la copertura era stata del 94,37% per la polio e dell’89,38% per il morbillo. Nel 2017 la copertura è salita al 95,78% per la polio e al 93,5% per il morbillo. Dal 7 giugno 2017 al 31 marzo 2018 sono stati 41.854 i bambini e ragazzi in tutte le fasce di età (0-16 anni) che si sono messi in regola con le vaccinazioni obbligatorie; di questi, 20.361 nella fascia di età 0-6. Rispetto ai dati al 28 febbraio 2018 nel mese di marzo c’è stato quindi un recupero di 3.558, di cui 868 nella fascia 0-6 anni. Nel frattempo però si sono registrati i primi casi di bambini sospesi da scuola in alcuni Comuni della Toscana perché i genitori non hanno ottemperato alla vaccinazione obbligatoria. Non è una realtà che ci riguarda proprio da vicino, anche se nel comune di Arezzo saranno due i bambini che non frequenteranno più l'asilo ma in questo caso la decisione è stata presa spontaneamente dalle famiglie prima che venisse notificata la sospensione dal Comune, a differenza di Prato e Firenze dove sono stati sospesi alcuni bambini a oltre 90 famiglie in totale. Si ricorda che in Toscana, d’accordo tra Regione, Ufficio scolastico regionale, Anci e direttori dei dipartimenti di prevenzione delle tre aziende sanitarie, è stato deciso di considerare tra i regolari anche coloro che hanno preso appuntamento, non per la somministrazione del vaccino, ma per un colloquio propedeutico.

Intanto sulla sanità, tuona il presidente Enrico Rossi affermando "la Toscana le cose le sa fare. Sa tenere i conti in pareggio e sa affrontare i rischi. Questa l’affermazione diretta dopo aver presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge del 2012 che impone alle Regioni un taglio della spesa del personale pari all'1.4% calcolato tra il 2014 e il 2020. È giusto che lo Stato non interferisca nell'autonomia regionale – prosegue la dichiarazione di Rossi -  perché nel momento in cui noi siamo in equilibrio di bilancio e riusciamo a garantire i livelli di assistenza ai cittadini, secondo il Titolo V sarebbero anche problemi nostri e non degli occhiuti vertici dello Stato". E su questo promette Rossi "Noi su questo daremo battaglia, ma questo non significa che non vogliamo combattere sprechi e situazioni di lassismo".