Vertenza Maran, il Partito Comunista Umbria a fianco dei lavoratori. "I meccanismi della competizione colpiscono i lavoratori a favore del profitto aziendale"

Vertenza Maran, il Partito Comunista Umbria a fianco dei lavoratori. "I meccanismi della competizione colpiscono i lavoratori a favore del profitto aziendale"
Vertenza Maran, il Partito Comunista Umbria a fianco dei lavoratori. "I meccanismi della competizione colpiscono i lavoratori a favore del profitto aziendale"

“Il Partito Comunista, nel condannare con fermezza le logiche padronali di profitto e le politiche sindacali concertative che le supportano, esprime solidarietà ai lavoratori della Maran Spa e delle società controllate e si impegna a garantire appoggio presente e futuro affinché le istanze dei lavoratori non siano calpestate, ma abbiano una risonanza maggiore nel territorio e tra la popolazione umbra”. Si esprime così il direttivo del Partito comunista dell’Umbria in merito alla vertenza Maran Spa, azienda con sede a Spoleto leader in Italia nel settore del recupero crediti. “Questa – spiega il Pc Umbria – è l’ennesima crisi industriale che colpisce il territorio spoletino, ma che va ben oltre l’ambito locale. Dal 2016 la situazione industriale dell’azienda è andata progressivamente aggravandosi: alla chiusura della sede romana, e al conseguente licenziamento di 81 lavoratori, ha fatto seguito la sottoscrizione, il 27 marzo nella sede di Terni della Regione Umbria, di un accordo sindacale per l’applicazione del Fondo di integrazione salariale ai contratti di 101 dipendenti Maran e di 85 della società controllata R&S Srl. Le cause della crisi vengono individuate dalla dirigenza aziendale nella perdita di competitività, a fronte di una concorrenza che fa largo uso di cocopro, dovuta alla stabilizzazione dei contratti di lavoro dei 600 dipendenti che l’azienda ha effettuato a partire dal 2015, sbandierando sulla stampa nazionale il superamento dei contratti a progetto e dichiarando che tutti i dipendenti sarebbero stati assunti a tempo indeterminato entro il 2018”.

“Alla luce di questi avvenimenti – prosegue il Partito comunista Umbria –, non possiamo che evidenziare come la crisi non rappresenti altro che l’acuirsi delle contraddizioni interne al sistema capitalista, mettendo in risalto come i meccanismi della competizione, supportati da una legislazione che garantisce enormi margini di sfruttamento della forza lavoro, vanifichino ogni tentativo di mascherare politiche che, a dispetto dei proclami, vanno in ogni caso a colpire i lavoratori a favore del profitto aziendale”.

“Allo stesso tempo – denuncia quindi il Pc – dobbiamo rilevare il carattere concertativo e collaborazionista delle rappresentanze sindacali che si sono rivelate assolutamente inefficaci e, in ultima analisi, asservite ai progetti della proprietà aziendale il cui unico obbiettivo è quello di preservare i propri guadagni a dispetto delle promesse annunciate. Ne è prova il fatto che la stabilizzazione dei dipendenti ha comportato, nell’impotenza dei sindacati, decurtazioni salariali del 25 per cento rispetto ai minimi contrattuali. A ciò, è seguito pochi mesi dopo il licenziamento in tronco di 81 dipendenti, 57 dei quali facevano parte proprio di coloro che erano stati stabilizzati con contratto a tempo indeterminato. Anche la promessa di elaborare un piano industriale di rilancio, che è stata scambiata per l’accordo sull’attivazione del Fondo di integrazione salariale, è stata disattesa, mentre i sindacati chiedono, quasi pigolando, un incontro con la proprietà per conoscere lo stato di questo fantomatico piano”.

“L’aggravarsi della crisi che pone il lavoratore salariato in condizioni sempre più precarie e ne aumenta indiscriminatamente lo sfruttamento, è un processo invertibile solo attraverso una lotta politica e sindacale che non retroceda alle posizioni raggiunte ma anzi ponga le condizioni per conquistarne di nuove, più avanzate. Bisogna spezzare questo circolo vizioso in cui i lavoratori continuano a pagare il prezzo di false promesse e di politiche scellerate”.