Pro e contro il Ceta: la commissione si divide sul trattato

Pro e contro il Ceta: la commissione si divide sul trattato
Pro e contro il Ceta: la commissione si divide sul trattato

La ratifica imminente da parte del Parlamento dell’accordo commerciale tra Ue e Canada, conosciuto come trattato Ceta è stato al centro dei lavori della commissione Programmazione del comune di Città di Castello. Ad illustrare le ragioni del no al trattato è stata Silvana Biccheri, rappresentante della Coldiretti, associazione sindacale che promuove una campagna contro tale intesa, considerata “penalizzante per due motivi - ha detto - uno di ordine economico, per la tutela delle imprese agricole nazionali, ed uno per il bene comune, dato che l’accordo non garantirebbe gli standard di sicurezza alimentare e ambientale delle merci importate. Ci sono discrasie svantaggiose per l'Italia: principalmente perché il trattato di libero scambio manca del riferimento al principio di precauzione per gli impatti su salute e ambiente. Ad esempio: il Canada ad esempio gli OGM, gli organismi geneticamente modificati sono ammessi, il trisofato in Canada non limitazione, il parmisan è un sinonimo di formaggio grattugiato, che mette a rischio le nostre denominazioni ufficiali. Vogliamo estendere la mobilitazioni ai comuni. La Regione dell’Umbria ha già chiesto approfondimenti”. Critica ma possibilista a fronte di interventi migliorati Confagricoltura, che attraverso Lorenzo Gragnoli ha detto di condividere le osservazioni dell'esponente di Coldiretti e ci stiamo impegnando per modificare il trattato nel senso indicato". Alla richiesta di maggiori spiegazioni da parte di Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d'Italia, Gragnoli ha aggiunto di "essere per il libero mercato anche se è secondario rispetto alla salute dei cittadini. Una grande aziende internazionale come Barilla ad esempio sostiene che con il solo grandi italiano non si produce la quantità di prodotto necessario". Mirko Pescari, consigliere del PD, ha sostenuto “la non incidenza di un pronunciamento del consiglio comunale rispetto ad un trattato internazionale”. Nel merito ha aggiunto che “Ci dividiamo sull'approccio al libero mercato. Un milione e 200mila tonnellate di grano l'Italia già le importa. Il trattato non modificherà i rapporti produttivi ma il modo in cui i flussi di merci impattato. I vantaggi sono maggiori per le multinazionali e minori per il singolo produttore agricolo. Il Canada rispetto a quello che gira nel mercato italiano non è il più pericoloso. La maggior parte delle denominazione è un mercato di nicchia e il trattato aumenta l'opportunità di raggiungere con quella qualità mercati ricchi di altri paesi, deve essere una sfida".

Marco Gasperi, capogruppo del Movimento Cinque Stelle, ha dichiarato che "le aziende locali devo stare a regole strettissime ma possono andare in Canada ed aggirarle. E poi ci preoccupiamo dei fitofarmaci a Città di Castello? Il dazio serve. L'auto protezione ci deve appartenere e limitare gli accessi dall'estero. Vogliamo spostare di cinque metri un campo di tabacco e poi andiamo a prendere i prodotti inquinanti in Canada?". Valerio Mancini, consigliere della Lega Nord, ha detto che "il Ceta ha avuto il sostegno nel Parlamento europeo del Pse; non l'ha votato Cinque Stelle e Lega. La salute è un bene negoziabile? No. Il trattato passa sopra i diritti e noi per quello che ci compete, anche come consiglio comunale, dobbiamo mandare un segnale. In questo territorio ci sono alcuni indici sociosanitari preoccupanti. Voi chiedete una firma contro il Ceta ma io voglio aggiungere un passaggio dove si dice che in Parlamento non va votato”. Vincenzo Bucci, capogruppo di Castello Cambia, ha precisato di essere "d'accordo con le obiezioni sul fronte della concorrenza, della salute, della sicurezza alimentare, delle imitazioni. Mi convince il documento di Coldiretti ma il problema riguarda la politica commerciale della UE e deve essere il governo italiano a scendere in campo. Ci vuole un riferimento ad un opera di impulso che il comune deve fare verso Regione e parlamentari, anche per salvaguardare la produzione nazionale". Riccardo Marchetti, capogruppo della Lega Nord, ha aggiunto che "solo i renziani a Bruxelles hanno votato a favore. La tutela e la salvaguardia del prodotto è necessario evitare che il Canada continui a plagiare i nostri marchi". Francesca Mencagli, consigliere del Pd, ha precisato di parlare da operatore della filiera e si è detta contraria al Ceta. "Il libero mercato va bene ma va salvaguardato dalle importazioni, in cui noi siamo limitati. Noi siamo penalizzati ma ci ritroviamo nel piatto produzioni non controllate". Andrea Lignani Marchesani, capogruppo di Fratelli d'Italia, ha annunciato che non voterà il documento: "Le risorse europee sono circoli viziosi che si disperdono senza determinare vantaggi per nessuno. Basti vedere la delibera della Giunta tifernate che affida al Gal la ripartizione di fondi europei, un organismo per allocare politici. Quando Il Ceta passerà con i voti del Pd, ci ritroveremo comunque dirigenti della Coldiretti in questo partito. Le piccole patrie, come la Catalogna, il Veneto e la Lombardia, non hanno bisogno dell'Europa, possano stare sul mercato senza aiuti. Un documento di questo genere pretende da chi lo ha scritto atteggiamenti politici coerenti ai contenuti espressi". Il presidente della Commissione Programmazione Massimo Minciotti ha concluso: "Il mondo è globalizzato mentre sia Coldiretti che Confagricoltura sino orientate al protezionismo. Tuttavia condivido i discorsi fatti sulla sicurezza alimentare".