Emergenza ungulati: numerose le chiamate alla Cia dell'Umbria da parte degli agricoltori

Emergenza ungulati: numerose le chiamate alla Cia dell'Umbria da parte degli agricoltori
Emergenza ungulati: numerose le chiamate alla Cia dell'Umbria da parte degli agricoltori

Centinaia di segnalazioni stanno arrivando alla Cia dell'Umbria da parte di numerose aziende della regione, diverse delle quali situate in Alto Tevere, dove branchi di  cinghiali stanno devastando intere superfici appena seminate, costringendo gli agricoltori a ripetere 2 o 3 volte le pratiche colturali. Nella Valle del Chiascio e del Tevere – afferma una nota - è forte in particolare la presenza e la densità  dei caprioli, attirati in questa stagione dalle piante ortive da foglia coltivate in pieno campo. A nulla, secondo la Cia,  sono servite  le misure approvate dalla Giunta della Regione Umbria per contenere gli ingenti danni alle colture.

E a causa della farraginosità delle procedure, non sempre gli agricoltori chiedono gli indennizzi,  che sono di gran lunga inferiori al  valore reale del danno subito, che come in questa stagione,  non si limita alla perdita della singola coltura, ma riguarda anche il tempo impiegato e i costi aggiuntivi necessari, per ripristinare  prati e campi devastati da interi branchi di ungulati. La Cia dell'Umbria considera pertanto indispensabile e non più rinviabile l'immediata attivazione  di misure mirate di contenimento, come l'adozione straordinaria, fino al 28 febbraio prossimo, già richiesta, della cosiddetta “braccata”, anche nelle Aree protette. Urgente anche completare i piani di abbattimento selettivo dei caprioli, non sempre portati a termine nei distretti. Ma per la Cia ci vuole una programmazione di medio-lungo periodo della gestione faunistico-venatoria per contenere le specie selvatiche dannose con piani  certi che garantiscano una efficace e duratura azione di prevenzione.

Infine la Cia chiede alla Regione Umbria un impegno serio per superare il problema del regime “de minimis”, introdotto dalla normativa europea per i danni causati dalle specie cacciabili, che fissa un tetto massimo risarcibile ad azienda di soli 15mila euro in un triennio. E poi ci sono i lupi. Si registrano attacchi continui ad animali giovani o di piccola taglia ma anche a vacche e fattrici equine con una padronanza di vasti territori che li porta  ad avvicinarsi a case e stalle per compiere la loro attività predatoria. Secondo la Cia umbra è necessario che la Giunta regionale adotti misure specifiche per il controllo di questa specie, per ridurne i danni all’attività agrozootecnica, intervenendo anche a livello ministeriale per modificare una normativa di sola protezione della specie che, considerato il numero attuale dei lupi in Italia, appare alla Cia superata e anacronistica.