Un altro successo per la Compagnia di Teatro Popolare di Sansepolcro in scena nel fine settimana con "Il baule di Ceccobello"


Un tuffo nel passato, in quel lontano 1946 che fu un anno difficilissimo per la gente comune di Sansepolcro come per il resto degli italiani: non si trovava più niente da mangiare, da usare per vestirsi, ancora l’economia non aveva scaldato di nuovo i motori e ci si arrangiava come si poteva. A questo periodo tormentato fa riferimento “Il baule di Ceccobello”, il nuovo spettacolo della Compagnia di Teatro Popolare di Sansepolcro presentato nel fine settimana in un gremitissimo teatro del convitto Regina Elena Inps. Il testo è di Donatella Zanchi ed è il frutto di un’accurata ricerca storica che l’autrice ha compiuto sulla Sansepolcro dell’immediato dopoguerra.

Il copione è ricco di citazioni su quella fase della storia biturgense ma soprattutto è un’occasione per divertire il pubblico con la comicità e la verve tipiche dello spirito del vecchio Borgo, che gli attori della compagnia sanno trasmettere con vivacità e con una padronanza ormai pressoché perfetta del vernacolo della Sansepolcro che fu. E anche questa è una funzione culturale importante del teatro popolare, quella cioè di preservare un dialetto del quale altrimenti si perderebbe la memoria.

Accanto a ciò la spigliatezza di tutta la compagnia, che oltre ai veterani ormai ben noti al pubblico raduna un gruppo di bambini e ragazzi che stanno crescendo sulle tavole del palcoscenico, acquisendo via via sempre maggiore disinvoltura ed esperienza attoriale. La vicenda si dipana attorno a un baule dal contenuto misterioso, appartenente a una vedova del borgo, impersonata da par suo da Giuliana Del Barna, presidente della compagnia fra l’altro e protagonista della pièce, la quale con saggezza e attenzione riesce a dar da mangiare a tutta la sua numerosa famiglia.

Ma i parenti grandi e piccini non dimostrano particolare riconoscenza per la fatica e l’ansia che tutto questo costa alla vedova, la quale alla fine deciderà di accettare la proposta di matrimonio di un vecchio spasimante e di pensare finalmente a se stessa. Il gustoso spettacolo, infarcito di battute pungenti e fedele all’atmosfera che si doveva respirare in quel periodo così complicato della vita cittadina, si avvale dell’attenta regia di Franca Neri e Moira Bigi, impegnante anche in ruoli importanti in scena. Il pubblico si diverte moltissimo, tanti gli applausi a scena aperta, fino alle ovazioni finali quando gli attori si presentano per ringraziare gli spettatori. Successo caldissimo.