Il Partito Democratico celebra la festa della Liberazione con un pensiero all’esempio di Gabriele Grande


La "Festa della Liberazione" ricorda la fine del periodo nazi-fascista, la liberazione dell'Italia dalla dittatura fascista e la vittoria dei Partigiani che organizzarono la Resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia. Proprio il 25 aprile 1945 le truppe Partigiane, con l'aiuto e l'appoggio degli Alleati americani e inglesi, entrarono vittoriosi nelle principali città del nord Italia liberandole e gettando le basi per la nostra Costituzione.

I Partigiani erano uomini e donne di diverse idee politiche, di diverse classi sociali, ma che avevano deciso di impegnarsi in prima persona,rischiando la propria vita, per porre fine al fascismo e fondare in Italia una democrazia, basata sul rispetto dei diritti umani, della libertà individuale, senza distinzione di razza, di idee, di sesso e di religione.

Nella Resistenza la lotta armata si coniugò con la resistenza non armata, nelle sue mille forme e manifestazioni, perché – per la prima volta nella storia – si trovarono a reagire alla dittatura fascista e poi all’occupazione tedesca, persone diverse che agirono con un insieme di atti e di comportamenti diretti a contrastare la prepotenza fascista, a liberare il Paese dalla dittatura e dall’occupazione tedesca. Scioperi, giornali clandestini, sabotaggi, provocazioni, incursioni armate. Furono tante e diversificate le azioni della Resistenza a testimoniarci ancora oggi come questi uomini e queste donne non rimasero indifferenti, non accettarono passivamente il giogo della dittatura, ma presero in mano con coraggio la propria vita, vinsero la rassegnazione e scrissero il proprio e il nostro futuro democratico. Ancora oggi, di fronte alle ingiustizie, alle atrocità della guerra, sentiamo l’urgenza di non rassegnarci e guardiamo con fiducia e speranza all’esempio di Gabriele Grande, un giovane giornalista, da poche ore liberato, che si è trovato in carcere perché voleva raccontarci la storia dei tanti profughi costretti a lasciare la Siria e a vivere in condizioni disumane pur di sopravvivere. Quei profughi che troppo spesso fingiamo di non vedere, ma che resistono in nome della libertà.