Molti fedeli alla processione del Cristo morto di Città di Castello


Città di castello, sera del venerdi santo: in una piazza ancora semioscura, che cominciava a brulicare di fedeli e curiosi regalando un’immagine quasi d’altri tempi tra chi si incontrava e faceva conversazione, c’era attesa per la tradizionale processione del cristo morto. Un’atmosfera per la verità tra sacro e profano, inizialmente almeno, quando ancora molti bar erano pieni di avventori e il brusio della folla che conversava per un attimo aveva coperto il suono in lontananza dei tamburini che procedevano per corso Vittorio Emanuele. Poi, quando il suono lugubre degli strumenti della banda si è fatto più forte allora è calato il silenzio sulla città tifernate e con esso anche il buio. Un’oscurità a metà per la verità che anche quest’anno ha generato qualche sommessa polemica su quegli esercizi commerciali, e ce n’erano diversi, che non hanno rinunciato ad illuminare la propria vetrina. E mentre qualche signora, ricordava nostalgica  un corso completamente oscurato, dove venivano esposti alle finestre dei palazzi i lumini accesi e calati drappi ricamati con le immagini sacre in omaggio al passaggio del cristo morto, non è mancata la folla che ha seguito il corteo fino in cattedrale; con qualche assenza per la verità che  non è sfuggita ai più come  la mancanza di molti figuranti storici; ma del resto è noto da tempo il desiderio del Vescovo tifernate di eliminare personaggi come gli armigeri che poco hanno a che fare con una processione a lutto e in preghiera anche se certamente  in questo modo  è un po venuta a mancare la suggestione storica della manifestazione; ma c’è stato anche un altro grande assente: il noto corpo disteso portato a braccio del Cristo morto della confraternita del buon consiglio che quest’anno non precedeva come sempre l’immagine addolorata di Maria e che è ricomparso in cattedrale in una delle cappelle. Davanti all’altare invece la semplicità: quella della croce lentamente scoperta al suono dolce delle voci Bianche della corale Abbatini dirette da Emanuela Agatoni, di fonte ad un inginocchiato e poi disteso  Vescovo Cancian che ieri sera, con la sua devozione intensa, ha distolto dal non riuscito o dai cambiamenti riportando i cuori all’intensità della morte di Gesù. E questo ha ricordato con le sue parole ai tantissimi fedeli che hanno affollato la rinnovata cattedrale della città: un Dio che solo sulla croce poteva manifestarsi al mondo e che ancora oggi richiama a quella misericordia, bandiera di questo giubileo, che è già, grazie al sacrificio del Cristo, indulgenza per ognuno di noi.