Morte di Don Giuseppe Amantini: cordoglio e strascichi


In vallata non si spegne l’eco della scomparsa di don Giuseppe Amantini, eccezionale figura di uomo e di sacerdote, scomparso nella sua stanza nel seminario tifernate attorno alle 14 di sabato scorso per un male incurabile. Il fondatore e direttore del Centro di accoglienza San Giovanni di Giove era in carrozzella già da qualche tempo e officiava la messa domenicale nella chiesetta di Giove, sempre attorniato da tanti fedeli e amici. Figura eccezionale di uomo e di sacerdote, personalità di grande spicco nel panorama altotiberino, caratterizzato da una passione per gli altri, soprattutto per gli ultimi, che lo ha sempre contraddistinto, Don Giuseppe era nato a Lerchi il 17 maggio 1937 ed era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1963. Era stato apprezzato insegnante di materie letterarie e come parroco ha servito le comunità di Pieve di Saddi dal 1963 al 1973, Piosina dal 1973 al 2005 e Giove dal 1973 fino alla morte. Com’è arcinoto don Giuseppe Amantini è stato fondatore e direttore del “Centro accoglienza per disabili S. Giovanni”. Nella Diocesi tifernate é stato responsabile diocesano per l’accoglienza dei disabili e membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento Clero. Viene ricordato anche come membro del Consiglio di amministrazione delle Opere Pie Riunite “Muzi-Betti” dal 1992 e poi Presidente del 1997 al 2004. Dopo la scomparsa la camera ardente è stata allestita nella Chiesa del Seminario Vescovile in via Pomerio San Girolamo a Città di Castello e lì la salma è stata visitata da tanta gente. Domenica 19 giugno nel pomeriggio a Giove al Centro San Giovanni, è stata celebrata una messa esequiale presieduta dal Vescovo tifernate Cancian. Cordoglio e vicinanza alla famiglia, alla comunità religiosa, agli amici e ai tanti conoscenti per la scomparsa di don Giuseppe Amantini, sono state espresse dal sindaco tifernate Luciano Bacchetta cui si è aggiunto il dolore dell’intera comunità di Città di Castello e non solo. Purtroppo strascichi e contraddizioni hanno accompagnato la scomparsa di questa grande figura: i volontari del Centro San Giovanni ci hanno riferito infatti che don Giuseppe aveva lasciato scritto la sua volontà, che era quella di essere cremato e che l’urna fosse conservata a Giove in uno spazio predisposto sul retro del monumento alla solidarietà. Sembra anche che alcuni familiari dello scomparso, in questo confortati dalla chiesa locale, abbiano affermato che un paio di mesi fa, quando però, va detto, il sacerdote era ormai in piena dipendenza psicofisica da altre persone, don Giuseppe ormai stanco e sfiduciato, dietro la loro insistenza, abbia detto che facessero come credevano. E cosi le sue volontà testamentarie non sarebbero state rispettate. Questa perlomeno è la testimonianza di chi ha vissuto e lavorato con don Giuseppe fino alla fine. Se tutto ciò è vero, che tristezza.