Arezzo: 2015 ancora un anno faticoso per i consumi


“Aperto positivamente, con le vendite che sembravano risalire la china sebbene con lentezza. Poi un autunno fiacco e il dicembre a singhiozzo, con le vendite di Natale sprint all’inizio e poi al rallenty nei giorni della vigilia”. Tra i settori più penalizzati, la moda. Va meglio per elettronica, gastronomia e ristorazione. Il capoluogo meglio dei centri delle vallate. Le sfide che aspettano i commercianti: “puntare sulla specializzazione e affiancare l’e-commerce al punto vendita tradizionale”. La nota positiva: “chi entra in negozio ora è più motivato, vendere è più “facile”. È come se i consumatori avessero riposto negli acquisti la fiducia che prima riponevano nel risparmio”. “Il 2015 si era aperto positivamente, meglio degli ultimi anni. Soprattutto dalla primavera fino a luglio i consumi sembravano risalire la china, per quanto molto lentamente. Ma dal rientro delle vacanze la tendenza positiva si è via via affievolita e, dopo un novembre fiacco, il Natale si è chiuso nelle migliori delle ipotesi in pari rispetto allo scorso anno, ma con tanta fatica”. Anna Lapini, presidente di Confcommercio Toscana, riassume così gli ultimi dodici mesi visti dalla parte dei commercianti aretini. “Nel capoluogo le vendite natalizie hanno avuto un andamento schizofrenico”, spiega la presidente, “partite bene nell’ultimo fine settimana di novembre, il primo segnato dall’apertura domenicale dei negozi, si sono arrestate per qualche giorno dopo l’8 dicembre, poi sono andate avanti a singhiozzo, tra giorni di pienone e altri di mortorio. Nei giorni immediatamente precedenti al 25 è mancata la ressa del passato. Peccato, perché gli affari al rallenty della vigilia hanno annullato lo sprint iniziale”. “Dicembre è stato un mese faticoso, fatto di monitoraggi continui: tanti operatori ogni sera hanno confrontato l’incasso della giornata con quello dello scorso anno, per controllare almeno di non essere in perdita”. Se i conti, almeno nel centro storico di Arezzo, sono tornati, fuori le perdite sono state più evidenti. “Non so se è merito degli eventi, ma di certo il pubblico ha premiato i centri più grandi. Nelle periferie e nei centri minori delle vallate il Natale 2015 ha un bilancio in perdita rispetto a quello 2014, nell’ordine di un -2%”. Tra i settori più penalizzati, la moda. “Vuoi per il clima mite di quest’inverno, vuoi per i saldi alle porte, le vendite di calzature e abbigliamento sono lontane dai risultati brillanti di qualche tempo fa”. Le prospettive della vigilia davano quello 2015 come il primo Natale col segno più dopo sette anni. “In provincia di Arezzo pensavamo di recuperare di più rispetto al 2014, invece abbiamo retto con fatica le stesse posizioni. Ma dobbiamo essere ugualmente contenti”. Gli aretini hanno speso per i regali una media di 385 euro a famiglia, la stessa cifra del Natale 2014, anziché le 389 stimate dall’associazione di categoria a fine novembre. Ad incidere negativamente su consumi l’atmosfera delle ultime settimane, con l’Avvento che si è aperto fra la paura del terrorismo, l‘incertezza fiscale e la questione bancaria. Ma qualche nota positiva c’è anche per il commercio: “chi entra in negozio ora è più motivato, sa cosa vuole, e nella fascia più alta dei prodotti è diventato più facile vendere. Sarà perché ormai l’informazione corre ed è più facile rendersi conto del rapporto fra qualità e prezzo, ma è cambiato l’atteggiamento dei consumatori: è come se avessero riposto negli acquisti la fiducia che prima riponevano nel risparmio. Chi può, si circonda di cose belle e di qualità”. Secondo la Confcommercio aretina, sarà molto difficile tornare ai livelli di consumo pre-crisi. “I commercianti devono stare al passo, svecchiarsi. Oggi vince chi punta sulla specializzazione e affianca l’e-commerce al punto vendita tradizionale, perché il commercio online che funziona è solo quello con un negozio tradizionale alle spalle, spazi fisici e persone vere. Luisa via roma di Firenze docet. La gente entra meno in negozio? Entriamo noi nelle case, ma dobbiamo farlo con una selezione di prodotti particolari, di nicchia, da scovare fra giovani talenti non ancora emersi. Le grandi marche non funzionano più, perché con il web bypassano la distribuzione tradizionale. Le piccole invece hanno ancora bisogno del negoziante-talent scout”, conclude Anna Lapini.