San Giustino, il tabacco BIO ora è realtà


Il piano di sviluppo rurale dell’Umbria apre al tabacco biologico: è emerso eni giorni scorsi al museo del tabacco di San Giustino, quando la programmazione 2014-2020 è stata illustrata dall’assessore umbro alle politiche agricole Fernanda Cecchini alla presenza del sindaco sangiustinese Paolo Fratini e di vari imprenditori agricoli che assieme alle loro organizzazioni di categoria sono intervenuti all’incontro. La novità rispetto al passato è piuttosto rilevante, in quanto il ripensare la filiera tabacchicola da un’ottica di ecosostenibilità da quanto si è appreso non sarebbe più soltanto un’ipotesi ma una vera e propria progettazione per la quale anche i giganti internazionali del settore, come ad esempio la Philip Morris, avrebbero espresso interesse. La produzione di tabacco coltivato in regime di ecoagricoltura, e dunque privo di fitofarmaci e in genere di prodotti chimici, – è stato detto nel corso dell’iniziativa – è dotato di prerogative che sono in grado di aderire ai dettami prescritti dal Ministero per le politiche agricole, soprattutto in merito all’ampliamento delle produzioni biologiche, obiettivo che il governo nazionale dichiaratamente ormai persegue. E in Altotevere Umbro da quanto è emerso durante il convegno non sarebbero poche le imprese agricole che potrebbero intraprendere questo genere di coltivazione tabacchicola. Un cambio di strategia rilevante, quindi, sempre che questa tendenza si manifesti concretamente nel prossimo futuro. Dichiarazioni in questo senso nel corso del tempo ne sono state fatte tante ma di fatto, se non fosse stato Valentino mercati, presidente dell’azienda Aboca, a lanciare l’allarme salute per via dell’uso dei pesticidi ai confini delle sue colture biologiche, probabilmente nulla si sarebbe mosso. Perlomeno adesso siamo alle dichiarazioni d’intenti, che però potrebbero trasformarsi in scelte operative se davvero la svolta biologica della tabacchicoltura locale fosse sostenuta dai finanziamento del programma di sviluppo rurale. L’Unione Europea del resto è quella che foraggia il Psr anche in Umbria, regione che a San giustino tramite l’assessore Cecchini ha tracciato le priorità per la distribuzione nella realtà rurale dei quasi 880 milioni di euro utilizzabili da qui al 2020. E nel contesto di questa considerevolissima cifra i vincoli comunitari riguardano specificamente anche le azioni finalizzate a tutelare e promuovere l’ambiente, oltre alla promozione dell’inclusione sociale e allo sviluppo economico delle zone rurali. La platea di imprenditori agricoli convenuti all’incontro ha mostrato interesse inoltre alla prospettiva di utilizzo di finanziamenti ad hoc per trasformare le produzioni agricole, a partire da quelle cerealicole, in prodotti artigianali di qualità, a partire dunque dal pane, in vista di un’ulteriore diversificazione delle imprese agricole nel territorio umbro. E in particolare le aziende agricole di metà collina paiono infine intenzionate col supporto della Regione a consorziarsi, specie nel comparto della produzione di frutta secca, un settore questo attualmente in espansione.