Sansepolcro: il XXV aprile commemorazione di Raffaello Alessandri


Lunedì prossimo 25 aprile per le celebrazioni del 71° anniversario della Liberazione il Comune di Sansepolcro inaugurerà in Via della Misericordia una targa commemorativa di Raffaello Alessandri, medico del vecchio ospedale biturgense dal 1928 al 1947, che salvò molte vite e modernizzò la struttura. La manifestazione, effettuata in collaborazione con l’A.N.P.I., inizierà alle 10.15 con il raduno ai Giardini di Piero della Francesca. Alle 10.30 in Via della Misericordia (ex Ospedale) avrà luogo la scopertura di una targa commemorativa in onore di Raffaello Alessandri, alla presenza del nipote prof. Alessandro Paoli con la madre, figlia di Raffaello, Maria Luisa. Alle 11 al monumento nel Parco del Millenario in via XXV Aprile si svolgeranno le celebrazioni, che prevedono alle 12 l’intervento dell complesso bandistico della Società Filarmonica dei Perseveranti.

Raffaello Alessandri nasce a Fighille, nel comune di Citerna, il 2 giugno 1891, primogenito di 4 figli. Agli inizi del ‘900 la famiglia si trasferisce ad Arezzo e qui frequenta il Liceo Classico. Si laurea in medicina e chirurgia presso l’Università di Firenze e partecipa come ufficiale medico alla Prima Guerra Mondiale, dove moriranno due suoi fratelli. Tornato dalla guerra, nel 1919 si sposa con Luisa Pazzi e l’anno dopo nasce il figlio Gino. Lavora nell’Ospedale di Arezzo come aiuto del professor Cocci, primario chirurgo. Nel 1928 vince il concorso per Direttore e Primario Chirurgo dell’Ospedale di Sansepolcro, dove si trasferisce con la famiglia. Nel 1930 nasce la figlia Maria Luisa. Guiderà l’Ospedale di Sansepolcro fino al 1947, quando lascerà la direzione per dedicarsi alla clinica Casalsole di Città di Castello. Muore il 22 gennaio 1964. “Nel giro di due anni – sottolineano gli organizzatori delle celebrazioni – il dottor Alessandri trasformò il vecchio ospedale biturgense da lazzaretto medievale dove c’erano i materassi con i “cartocci di granturco, in un moderno ospedale, organizzando il pronto soccorso, una moderna sala operatoria, il reparto maternità, il gabinetto di radiologia, il laboratorio di analisi, un nuovo impianto elettrico e di riscaldamento, nuove suppellettili e nuova strumentazione, 50 posti letto divisi in due corsie, oltre a una moderna cucina capace di 100 pasti. Durante la guerra – proseguono nel racconto - con i suoi collaboratori, soprattutto medici, suore e infermieri, cercò di alleviare le sofferenze dei prigionieri del Campo di Renicci, prolungando la loro degenza in ospedale più del dovuto affinché potessero affrontare con più forze le terribili condizioni del campo di concentramento. Alessandri e i suoi collaboratori nascosero e curarono evasi dai campi di prigionia e feriti d’arma da fuoco senza denunciarli alle autorità. Per otto mesi (dal novembre 1943 al luglio del 1944) grazie al dottor Alessandri e al suo staff ad Attilio Momigliano e la moglie Haydée fu permesso di nascondersi in una stanza dell’ospedale. Grazie a lui sopravvissero e furono salvati dalla deportazione nei campi di sterminio.”

La cittadinanza e tutte le associazioni d’arma sono invitate a partecipare.