Stipulata la convenzione per il Centro dell’arte contemporanea


Il Centro di documentazione dell’Arte Contemporanea a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio diventerà realtà. “Nell’anno del Centenario di Burri diamo corpo al Centro di documentazione delle arti contemporanee, che porta a maturità la vocazione culturale di Città di Castello in ambito regionale e valorizza le potenzialità espositive di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio che ne è la sede naturale”: così il sindaco tifernate Luciano Bacchetta ha introdotto in consiglio comunale la convenzione per la gestione del complesso e la sua attivazione come centro di documentazione una volta terminati i lavori di messa a norma, già finanziati da Regionee Comune per un milione di euro. Il Centro sarà affidato all’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio ed occuperà una porzione della reggia, il cui proprietario è la Fondazione Cassa di Risparmio. “Palazzo Vitelli a Sant’Egidio è già diventato, anche grazie alle iniziative per il Centenario di Burri, un punto di riferimento della cultura cittadina. Il centro di documentazione è un obiettivo perseguito da tempo nella progettualità legata ai musei Burri e sarà uno strumento di promozione e coordinamento delle attività espositive scientifiche dei diversi punti di eccellenza dell’arte contemporanea presenti sul territorio regionale” ha aggiunto il sindaco. La convenzione, ventennale, prevede l’acquisizione e la conservazione di documentazione relativa ai movimenti dell’arte contemporanea, ai protagonisti della medesima e alle manifestazioni culturali più importanti ad essa relative, nonché di rendere disponibile alla consultazione del pubblico, degli utenti, la propria banca dati suscettibile di adeguato e continuo aggiornamento e la promozione di attività espositive e il suggerimento di progetti artistici, collaborando alla loro realizzazione, svolgendo anche attività editoriale su argomenti inerenti l’arte contemporanea. Inoltre il Centro potrà organizzare corsi di formazione rivolti ad accrescere la professionalità degli operatori nel campo delle arti contemporanee. La presenza a Città di Castello viene posta “come corollario alla gestione delle collezioni lasciate alla sua città da uno dei più grandi maestri del Novecento, agevolandone la conoscenza su scala più ampia e costituisce un polo attrattivo per appassionati e collezionisti, idoneo ad assicurare maggiori presenze con la possibilità di divulgare la conoscenza anche del residuo patrimonio artistico, di notevole spessore di cui dispone il territorio altotiberino”. “La firma della convenzione – conclude il sindaco – giunge in un momento di progettualità molto intensa: il neonato Centro ospiterà la mostra del Guggenheim, muoverà i suoi primi passi insieme al terzo museo Burri, potrà contare su un centro storico riqualificato nei suoi quadranti di maggior pregio, andando a costituire l’infrastruttura di base per la valorizzazione del patrimonio artistico cittadino e per un nuovo sviluppo anche economico”.

Città di Castello Lignani Convenzione per Arte contemporanea un gioco di potere che non porterà nulla alla città ”

E dopo l’annuncio della firma della convenzione per la gestione del complesso e la sua attivazione come centro di documentazione, arrivano le polemiche. Il primo è quello dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale umbro, Andrea Lignani Marchesani.

Il Consiglio comunale voterà una convenzione per l’istituzione a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio di un centro di documentazione per l’arte contemporanea. E qui sta il primo inghippo; non si tratta di arte ma di catalogazione, una cosa per addetti ai lavori che dal punto di vista turistico e culturale non darà che un modestissimo valore aggiunto. D’altronde la Regione Umbria già da tempo ha investito su Foligno dove da tempo opera un Centro di Arte contemporanea. Meglio, molto meglio sarebbe distinguere l’offerta culturale della nostra città in due distinti poli, l’arte contemporanea negli spazi di Palazzo Albizzini e degli essiccatoi , il polo rinascimentale nei Palazzi Vitelli alla Cannoniera e a Sant’Egidio. Due poli distinti che però caratterizzerebbero in via esclusiva il Capoluogo della Valle Museo rispetto all’Umbria medievale. Invece si privilegia un’operazione di potere con cui chi governa la Fondazione Burri allungherà a breve le mani nella gestione del Palazzo dilatando a dismisura il proprio potere nelle Istituzioni cittadine. Il tutto con un’inspiegabile disponibilità arrendevole da parte della Fondazione Cassa di Risparmio ma soprattutto con una complicità dolosa dell’Amministrazione comunale che una volta di più si dimostra succube di poteri esterni alle Istituzioni. A Città di Castello la politica ha abdicato al suo ruolo di supervisione e di indirizzo per soddisfare esigenze legittime ma assolutamente esterne se non antitetiche al bene comune. Occorre cambiare con formule innovative e con schemi differenti da quelli del passato.