Cinque anni fa il cedimento dei conci della diga di Montedoglio ma ancora nessuna ricostruzione


Oggi cade il quinto triste anniversario dell’esondazione dell’invaso di Montedoglio, avvenuto nella tarda serata del 29 dicembre 2010. Cinque anni di silenzio, inerzia, lentezze burocratiche e indecisioni della classe dirigente. Dopo l’immediato sequestro di tutta quella zona si dovettero aspettare dodici mesi di inchiesta per avere una risposta sulle cause del disastro. E il verdetto fu spietato: l’invaso era stato realizzato con cemento e ferro di bassa qualità, almeno per quel che riguarda i conci spazzati via dalla forza dell’acqua durante una fase di riempimento allora definita “sperimentale”. Insomma, al primo collaudo di riempimento totale del bacino idrico, una sezione della diga saltò, riversando migliaia di tonnellate d’acqua nella vallata sottostante. L’indagine della magistratura dunque ha demolito la sicurezza degli abitanti, che per decenni si erano fidati di quell’imponente struttura costruita sull’asse del fiume Tevere. E dopo l’opera degli inquirenti arrivò il via libera per il ripristino del muro andato in pezzi, ma per motivi che un giorno qualcuno di lorsignori dovrà pur spiegare nulla è stato fatto e nessuno ha messo mano alla ricostruzione. E siamo ancora a chiederci per quale motivo. Bisogna ricordare che si tratta di un invaso grandissimo, quasi totalmente (per circa l’80%) situato nel comune di Pieve Santo Stefano, del quale ha ricoperto d’acqua l’intera vecchia frazione di Madonnuccia. Il resto insiste nei territori di Anghiari, Sansepolcro e Caprese Michelangelo. E non si può a questo punto non dare ragione al sindaco pievano Albano Bragagni, che ha definito “una vergogna” il fatto che nell'arco di cinque anni non sia ancora stato fatto niente, mentre sarebbero stati sufficienti sei mesi per riparare il danno. Bisogna fra l’altro sottolineare che se a livello nazionale si prospetta per i prossimi mesi una grave crisi idrica, in vallata e nelle zone servite dall’invaso el cose andranno anche peggio, visto il livello dell'acqua contenuta da Montedoglio, mai così basso in precedenza. Cinque anni fa alcune zone di fondovalle furono coperte d’acqua, fra queste la bassa biturgense e anghiarese e in Umbria le zone di Piosina e di Pistrino. In merito ai lavori mai eseguiti il sindaco di Sansepolcro Daniela Frullani ricorda che “i lavori avrebbero dovuto iniziare entro l'estate, che esiste un apposito  finanziamento e che il progetto era già stato approvato dal consiglio superiore dei lavori pubblici. E il primo cittadino biturgense chiede che i lavori in primavera inizino in tutte le maniere. E pensare che non si tratta di una realizzazione monumentale, come ha dichiarato anche il sindaco di Anghiari, Riccardo La Ferla: “una volta aperto il cantiere il lavoro potrà essere ultimato in poco tempo: la prima fase, però, prevede anche la rimozione di qualche detrito ancora presente da quel 29 dicembre. Poi dovranno essere eseguite anche alcune verifiche sull'impianto interno. La Ferla ha aggiunto che “i Comuni non hanno molte voci in capitolo per ciò che riguarda la questione del muro e l'indagine: possono solamente chiedere spiegazioni". E dunque ai cittadini di questi territori non resta che aspettare ancora.