ANCORA MISTERO SULLA MORTE DI ANNA MARIA CENCIARINI


E’ un mistero, almeno fino a questo momento, la morte di Anna Maria Cenciarini, deceduta ieri mattina nella sua abitazione di Varesina, sulle colline attorno a Città di Castello. Come si ricorderà, la donna è stata colpita da almeno otto coltellate tra l’addome e il collo. Quando sono arrivati i soccorsi era in cucina in un lago di sangue. A chiamare per primo aiuto è stato il figlio minore, di 21 anni, che in un primo momento ha raccontato di aver sentito la madre urlare ed essere sceso in cucina per poi trovare la madre che si stava dissanguando. Poi la sua versione però è cambiata e ha detto di aver trovato la madre già morta con un coltello da cucina accanto al corpo. A quel punto, sempre secondo quanto emerso in un primo momento, il giovane avrebbe telefonato al padre che era al lavoro in un’azienda metalmeccanica in cui è impiegato anche l’altro figlio. Immediatamente i due si sarebbero messi in auto alla volta della casa familiare e avrebbero chiamato il 118. Ma i sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Città di Castello assieme a quelli del reparto operativo di Perugia coordinati dal colonnello Cosimo Fiore e dal capitano Mastrogiacomo: non viene esclusa nessuna ipotesi.  Tra la ridda delle evenienze c’è infatti anche quella del suicidio, che potrà essere eliminata solo una volta che il medico legale avrà escluso questa possibilità. E infatti il cadavere della donna è stato portato alla camera mortuaria dell’ospedale di perugia per l’esame autoptico. E proprio l’autopsia sarà fondamentale per capire la direzione dei colpi di coltello, la loro profondità, e  da qui avere la sicurezza della natura della morte, se suicidio od omicidio. Quella che ora viene poi scandagliata come pista è quella del delitto familiare, una volta che sarà stata stabilita senza possibilità di dubbio l’assenza di segni di effrazione e di furti in casa. E per verificare i sospetti  degli inquirenti, il marito e i due figli sono stati portati ieri in caserma a Città di Castello per essere sentiti dai militari e dai magistrati accorsi sul posto: il pm di turno Carmen D’Onofrio e il procuratore aggiunto Antonella Duchini. I carabinieri hanno anche chiesto al figlio minore, sulla cui versione si sono dirette le indagini, di far loro vedere il percorso che ha fatto fuori e dentro la casa. Anna Maria è stata trovata in pigiama e, come detto,  il coltello che ‘ha uccisa era ancora accanto a lei. Anche il figlio ha detto di essere stato al piano superiore in camera sua, dove a suo dire stava dormendo. Il 21enne è stato anche portato in ospedale per alcuni esami clinici, visti i suoi precedenti per uso e spaccio di stupefacenti. Ieri in tarda serata i familiari di Anna Maria hanno comunque lasciato la caserma e sono tornati alle loro abitazioni, dopo che erano stati conclusi i rilievi della scientifica e dei magistrati sul luogo della tragedia.  Il colonnello Cosimo Fiore, comandante provinciale dei Carabinieri di Perugia, ha dichiarato: “attendiamo gli esiti degli interrogatori in corso e di sentire diverse persone”. Il Vescovo tifernate Mons. Domenico Cancian, intervenuto alla festa del torneo di volley Francesca Fabbri: “Questo dolore, questa sofferenza – ha detto il presule – deve interrogarci su come viviamo e come possiamo dare una mano in maniera migliore e, Dio lo voglia, prevenire queste tragedie”. A sua volta il sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta ha commentato il dramma di Varesina esprimendo “la vicinanza dell’amministrazione comunale a chi voleva bene alla donna vittima del terribile episodio” e ha dichiarato di attendere “con la massima fiducia che il lavoro degli inquirenti permetta di fare piena luce sulle responsabilità dell’accaduto e che la giustizia faccia il proprio corso». Il primo cittadino tifernate ha aggiunto:  «Siamo di fronte a un fatto che ci lascia sgomenti e penso di interpretare il sentimento di tutti i tifernati nel raccomandare rispetto per chi si trova suo malgrado coinvolto in un episodio così efferato e per una comunità, come la nostra, che ha nella civiltà e nella solidarietà valori forti e indiscutibili».