Progetti di utilità collettiva per 45 tifernati con il reddito di cittadinanza

Progetti di utilità collettiva per 45 tifernati con il reddito di cittadinanza
Progetti di utilità collettiva per 45 tifernati con il reddito di cittadinanza

Quarantacinque tifernati che percepiscono il reddito di cittadinanza saranno impiegati a breve in progetti utili alla collettività nei settori di Cultura, Sociale, Ambiente e Beni artistici, tutela dei Beni comuni e Sport.

A dare la notizia è stata l’assessore alle Politiche sociali di Città di Castello Luciana Bassini che ha spiegato come “nell’istituzione del reddito di cittadinanza, è prevista una sorta di compensazione da parte di chi usufruisce del contributo, attraverso la partecipazione ad attività di interesse generale, conosciuti come PUC, progetti utili per la collettività. Nella nostra zona sociale abbiamo circa 500 soggetti che percepiscono il reddito di cittadinanza e che con l’attivazione dei PUC; ora in fase di definizione, potranno dare il loro contributo concreto nei settori della Cultura, del Sociale, dei Beni artistici ed ambientali, nella tutela dei Beni Comuni e nel settore Sport”. Nel Comune di Città di Castello ad oggi il numero di domande di Reddito di cittadinanza in gestione al Servizio Sociale del Comune sono 136 e in gestione al Centro per l’impiego 215; delle 351 domande totali, 85 sono esonerate dagli obblighi di partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale. I PUC sono organizzati dal comune in collaborazione con altri soggetti ed attualmente a Città di Castello ci sono a disposizione 45 posti. “Oltre a un obbligo, i PUC rappresentano un'occasione di inclusione e crescita per i beneficiari e per la collettività - aggiunge la Bassini - per i beneficiari, perché i progetti saranno strutturati in coerenza con le competenze professionali del beneficiario, con quelle acquisite anche in altri contesti ed in base agli interessi e alle propensioni emerse nel corso dei colloqui sostenuti presso il Centro per l'impiego o presso il Servizio sociale del Comune; per la collettività, perché i PUC dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità locale e dovranno intendersi come complementari, a supporto e integrazione rispetto alle attività ordinariamente svolte dai Comuni e dagli Enti pubblici coinvolti”. “L’emergenza sanitaria ed una situazione pregressa già critica hanno reso il reddito di cittadinanza una misura richiesta e che ha tamponato la vulnerabilità a volte in modo efficiente perché pensato come soluzione temporanea. In questo senso i PUC sono l’altro lato della medaglia del reddito e un modo per continuare a lavorare su opportunità e qualificazione in vista di un futuro prossimo che permetta il ritorno all’autosufficienza. Come Amministrazione vogliamo che i PUC siano una strada per intervenire in quei microprogetti non assistiti da  finanziamenti pubblici e privati ma meritevoli di essere almeno sperimentati attraverso una forza lavoro eterogenea ma a tutti gli effetti pronta per essere di nuovo introdotta nel mercato. Come Servizi sociali pensiamo che la restituzione simbolica dell’aiuto che i percettori del Reddito di cittadinanza serva a creare un clima di opinione più favorevole a forme d’aiuto per chi non ce la fa”. “Siccome i Comuni possono promuovere i PUC anche in collaborazione con altri soggetti del territorio, approfittiamo di questa fase di definizione per invitare il terzo settore a fare proposte di PUC”.